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Chiacchierata n. 3 - allenamento del cavallo

Oggi cominciamo a discutere sulle modalità di allenamento del cavallo.

Nell’allenamento l’obiettivo è quello di sviluppare al massimo il potenziale atletico che il cavallo possiede, attraverso i principi base del training rispettando le caratteristiche presenti nelle varie razze equine. Dobbiamo innanzitutto ricordarci che tabelle, concetti scientifici e metodiche non sono tutto: allenare un cavallo è più una forma d’arte e d’interazione uomo-animale che un’applicazione concettuale di dati. Una buona conoscenza di battiti cardiaci, globuli rossi e atti respiratori sono importanti, ma conoscere il proprio cavallo attraverso la sensibilità del rapporto quotidiano è fondamentale per crescere insieme. Un buon proprietario deve saper distinguere la differenza tra un soggetto sano ma pigro da un altro annoiato o malizioso ed infine uno coraggioso o volenteroso. Perciò imparare ad “ascoltare” il proprio cavallo è il primo e miglior consiglio per iniziare un buon allenamento. Dopo di che è ovvio che un buon programma deve essere osservato ed applicato coscienziosamente, la mancanza di tempo non è una giustificazione per saltare turni di lavoro che il cavallo deve in modo graduale realizzare. La costanza ben distribuita nel tempo è ciò che paga di più per raggiungere il risultato prefissato.

Anche se la maggior parte dei cavalli del turismo equestre non ha mai lavorato tanto all’interno del maneggio, un esercizio in campo può essere molto utile, se fatto correttamente, per aumentare la sintonia cavallo-cavaliere. Esercizi elementari di dressage, alcuni cavalletti o barriere, sono un buon metodo per elasticizzare i muscoli del cavallo e per insegnargli a guardare dove mettere gli zoccoli per non inciampare. Infine questi esercizi possono insegnare al soggetto ad essere più equilibrato, disciplinato, obbediente ai vostri comandi e meno propenso a farsi male o andare in ansia davanti ad un ostacolo nuovo o imprevisto. Anche saltare dei piccoli ostacoli è fondamentale per prepararlo ad eventuali difficoltà che incontrerete sul vostro percorso di trekking evitando cosi cadute o deviazioni di percorso.

Nella primissima fase di allenamento, partendo con un cavallo sano né troppo grasso né troppo magro e senza alcuna base di lavoro, potete cominciare a montarlo per 5 o 6 km al passo, cinque volte la settimana con due giorni di riposo; se ha già una minima preparazione i chilometri possono raddoppiare, questo per i primi 15-20 giorni. Successivamente, fino ai 2-3 mesi, si possono aggiungere delle brevi sessioni al canter su un fondo buono per alcuni minuti alla volta. Durante questo periodo, si può alternare queste uscite lungo le strade di campagna o prati con un po’ di lavoro in maneggio già descritto (20-30 min. un paio di volte la settimana possono essere sufficienti). Offrirgli un programma più vario possibile è una buona cosa per evitare che il vostro cavallo si annoi, quindi anche cominciare con qualche pezzo in salita o in discesa (all’inizio pochi chilometri) sono utili, ma sempre usando il buon senso.

La frequenza cardiaca è l’indice più utilizzato per determinare la condizione del cavallo, per cui l’uso di stetoscopi e\o cardiofrequenzimetri sono gli strumenti essenziali per misurare le pulsazioni. Lo sforzo aumenterà il battito in modo più veloce, più forte e pieno. La maggior parte dei cavalli ha un ritmo cardiaco intorno a 32-44 b\m che comunque saranno probabilmente raddoppiati dopo ogni singolo sforzo. Il controllo della frequenza respiratoria, della sudorazione e il tempo impiegato ad un normale ritorno delle condizioni iniziali sono altri importanti valori da considerare nelle prime fasi del training. Da ricordare che questi parametri possono facilmente essere influenzati da fattori esterni( umidità- temperatura) o interni (eccitazione negli stalloni- calori nelle femmine, nervosismo in generale). Il tempo impiegato dai battiti per scendere alla normalità dopo il lavoro, è indice della capacità di recupero del cavallo. Qualunque sia lo sforzo fatto dovrebbe rientrare sotto i 70 b\m entro 10 min. dalla fine dell’esercizio, se scende velocemente a 60 dopo una sessione di allenamento, può anche significare che non ha svolto un lavoro sufficiente da produrre un condizionamento cardiovascolare; riuscirci significa esporre l’animale a piccoli ma costanti aumenti di lavoro per raggiungere gli step prefissati. Questa fase può essere già valutata insieme al vostro veterinario di fiducia con una collaborazione basata su scambi di dati. Il lavoro fondamentale per dare una solida base di training è lungo e lento, cioè lavoro aerobico, utilizzando l’ossigeno portato ai muscoli dai globuli rossi.

Man mano che si aumenta l’allenamento la frequenza cardiaca massima, in cui il cuore può lavorare aerobicamente, s’innalza (da sotto i 120 a sopra i 150 b\m), cioè il cavallo può essere più veloce stancandosi di meno. Alternando passo, trotto, galoppo nei primi 90 giorni e variando i terreni di lavoro creiamo la base con un fondo solido per sviluppare il sistema cardiovascolare e muscolare ma anche la struttura ossea, cartilagini, tendini e legamenti. Questi ultimi sono molto più lenti nella preparazione per cui quando cuore e muscoli sono già allenati, con un progressivo sforzo dobbiamo preparare anche queste altre strutture. Ricordatevi che un corretto lavoro fa aumentare la densità ossea e prepara al meglio dello sforzo le strutture tendinee e legamentose. È importante, quando si aumenta la dose di lavoro, controllare sempre i segnali di stress eccessivo: cavallo diventato pigro con un passo più corto, rigidità muscolare e diminuzione dell’appetito sono allarmi e, in presenza di queste condizioni, dovete consultare sempre il vostro veterinario.

Dr. Marco Buri

Dott. Marco Buri

cell. +39 337 21 77 64, e-mail: marcoburi.vet@virgilio.it

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