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Quaderno di viaggio: 17/10/2013

Appunti tratti dai miei quaderni di viaggio

17/10/2013 - Viaggio nelle Langhe

A cavallo nelle Langhe in solitaria, alla ricerca della vendemmiaOggi, approfittando della bellissima giornata di sole, ho caricato Lucky sul trailer e l’ho portato sulle colline delle Langhe per ripetere il bellissimo percorso che abbiamo fatto domenica scorsa insieme ai francesi (vedi: Quaderno di viaggio, 6/10 viaggio nelle Langhe). Ovviamente non era la prima volta che percorrevo quei sentieri, ma volevo “vedere” da vicino la vendemmia e godermi quelle colline in solitudine, per dare libero sfogo ai miei pensieri. Così, di primo mattino, Lucky ed io abbiamo lasciato la scuderia di Mirella ad Alpignano, e verso le 11 eravamo già sui sentieri che conducono a Fontanafredda.

Mentre percorrevo le stradine sulle creste, lo sguardo poteva liberarsi e perdersi su quelle meravigliose e regolari colline e il mio pensiero mi portava alle “mie colline”, quelle altrettanto belle dell’Oltrepò Pavese, dove sono nato.

E’ bello percorrere con il cavallo questi sentieri! Si “entra” nelle vigne e si è subito avvolti dal profumo che emana l’uva matura. I contadini sono pazienti con gli escursionisti e, quando non s’intralcia il loro lavoro, sono sempre disponibili per un breve scambio di battute o per un veloce ma cordiale saluto.

Le vigne sono popolate da una moltitudine di raccoglitori e da piccoli trattori che scollinano sulle carraregge e che entrano tra i filari per recuperare le ceste piene di grappoli profumati per poi scaricarle su grossi rimorchi in attesa nei punti strategici. La pigiatura delle uve avviene ovviamente nelle cantine, utilizzando procedimenti tecnologici molto innovativi e diversi in relazione al vino che si deve produrre.

Il lavoro scorre ordinato, metodico e silenzioso.

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E’ stato un viaggio nella memoria, anch’io da ragazzo andavo a vendemmiare nelle vigne di mio padre nell’Oltrepò Pavese. Rispetto a quei tempi però, la vendemmia è rimasta uguale solo per i raccoglitori. Le ceste piene d’uva erano portate “a spalla”, con il bilanciere o con la brènta, sino alla bigoncia sistemata su un carro che stazionava in testa ai filari (quante volte si andava su e giù per i filari con le ceste a spalla!). Poi, alla fine della giornata, il carro con la bigoncia era trainato, con una coppia di buoi, sino all’aia e iniziava la “pigiatura a piedi nudi”. Allora non c’erano trattori, rimorchi e tecnologie varie che alleviassero la fatica dei contadini. Tutto il lavoro era svolto con la sola forza delle braccia e, ovviamente, era molto più faticoso di adesso, ma nonostante tutto, la vendemmia era una festa, una grande festa.

Dalle vigne si alzavano canti popolari che rimbalzavano da una collina all’altra, da una vigna all’altra, tutti facevano a gara per cantare più forte e nelle pause ci si scambiavano sfottò di ogni genere. Quanta allegria c’era nel gesto della pigiatura a piedi nudi! Quanta divertente ironia era fatta sulle ragazze che non volevano alzare la gonna mentre pigiavano!

Aveva ragione Cesare Pavese quando diceva che la vendemmia è una festa e che vendemmiare non è percepito come un lavoro. Questo concetto però, a giudicare da quanto ho potuto vedere, non vale più per i nostri tempi.

Le vigne, ora, sono silenziose, sembra di visitare una catena di montaggio: il raccoglitore stacca il grappolo, lo pone nella cesta e un nastro trasportatore (leggi, trattore) la prende e la scarica sul rimorchio in attesa a valle!

Rispetto al recente passato è cambiato il contesto sociale, la manodopera è multietnica, la proprietà delle terre sui migliori versanti collinari è in mano ai grandi gruppi economici e la vendemmia è vissuta semplicemente come una fase del processo produttivo. Non può più, pertanto, regalare le stesse emozioni del passato.

Era bello e appagante osservare con quanta delicatezza mio padre staccava il grappolo dal tralcio, in quel gesto c’era tutta la passione per il suo lavoro e la soddisfazione per aver ottenuto un buon raccolto.

Era straordinario il periodo della vendemmia! Era attesa con trepidazione nella speranza che le condizioni atmosferiche si mantenessero favorevoli e quando finalmente arrivava il momento conclusivo di un anno di duro lavoro, tutta la famiglia partecipava compatta all’evento, spesso coadiuvata dai vicini. Era la liberazione da un incubo: non è grandinato, il tempo si è mantenuto bello e l’uva ha potuto maturare bene! Era l’esplosione della gioia più intensa e l’emozione che ne derivava ci coinvolgeva tutti.

Penso che non andrò mai più a “vedere” la vendemmia! D’altronde non si può pensare di rivivere il passato!

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