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Quaderno di viaggio: 31/12/2019

Appunti tratti dai miei quaderni di viaggio

31/12/2019 - Il Sogno

Avete presente quando improvvisamente  viene l’idea di fare qualcosa? 

Dapprima sembra  un’idea sciocca, destinata a passare presto  nel dimenticatoio, poi  di tanto in tanto ritorna a fare capolino con veloci flash, fino a quando  ti accorgi che è  viva dentro di te e che, anzi, si rafforza sino al punto  di pentare un sogno e che ti accompagna costantemente. Pian piano ti convinci che può essere realizzato e, con la fantasia, cominci a studiare il progetto e a mettere insieme tutti i pezzi necessari per raggiungere l’obiettivo (come in un puzzle). 

È quello che è successo a me.

La mia idea, sciocca, era quella di intraprendere  un lungo viaggio a cavallo in solitaria. Io ed il mio fidato Lucky, da soli, senza una meta precisa, senza una durata prestabilita e con il solo obiettivo di andare per sentieri  che mi portassero verso orizzonti nuovi, sempre più lontani e meno antropizzati.

Il mio sogno era sostanzialmente quello di intraprendere un viaggio che non si riducesse semplicemente nello spostamento da un punto all’altro del territorio o nel raggiungimento di una meta qualsiasi, ma che potesse pentare un mezzo per arricchirmi interiormente e per incrementare la mia capacità di apertura al nuovo. 

Poi ho pensato che sarebbe stato bello fare il viaggio  con due cavalli, uno con la sella e l’altro con il basto per portare al seguito tutto l’occorrente (tenda, sacco a pelo, vettovaglie, ecc.).

In un giorno  felice si presenta l’occasione per il secondo cavallo: la proprietaria della mia scuderia compra un purosangue inglese, di nome FASSATI, bello, docile e facile ai comandi. Sembrava che mi aspettasse! Aveva solo bisogno di essere addestrato per quello che avrebbe dovuto fare. Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione ed ho iniziato subito l’addestramento. Tutto procedeva a meraviglia, i cavalli potevano essere pronti nell’arco di poco tempo. Si trattava soltanto di definire gli ultimi dettagli. 

Finalmente il sogno si stava per realizzare e, fantasticando, già mi immaginavo su di un alto dirupo seduto all’ombra di un larice mentre spaziavo con lo sguardo sulle montagne circostanti di una bellezza commovente, sulle selvagge gole rocciose degradanti verso le valli scoscese e su qualche borgata di montagna sparsa qua e là tra i boschi dai colori sfumati. Al solo pensiero di potermi trovare lassù, immerso nella natura ed avvolto dal silenzio  con la sola compagnia dei miei cavalli, sentivo affiorare una grande emozione che mi saliva dal profondo del cuore.

Il destino, però, aveva pensato bene di riservarmi un altro tipo di viaggio, fatto di dolori e di sofferenze, non in solitaria ma in compagnia di mia moglie, Anna,  e di mia figlia, Cinzia. Un viaggio iniziato in un tristissimo 4 agosto e terminato in un dolorosissimo 11 aprile di due anni dopo.  Indimenticabile il giorno in cui i medici convocarono me e mia figlia per  comunicarci che a mia moglie era stata diagnosticata la “leucemia”.

Una diagnosi che non lasciava scampo e non era prevedibile nessuna via di fuga! L’unica incognita era la durata del viaggio. Mi colpì la richiesta dei medici: “La Signora Anna dovrà intraprendere un viaggio molto difficile, potrà durare da 15 giorni a più anni, siete disponibili e pronti a fornirle tutta l’assistenza di cui avrà bisogno?” Mi è sembrata una domanda inutile, era ovviamente scontata la nostra completa disponibilità.

Da allora, nella vana attesa anche di un semplice refolo di serenità, quante corse verso l’ospedale, quante trasfusioni del sangue, quanti antidolorifici e quanta morfina…fino ad arrivare a quell’11 aprile alle ore 17,15.

Fu un ‘esperienza sconvolgente e traumatizzante che mi segnò nel profondo. E’ straziante riconoscere la propria impotenza di fronte alla sofferenza di un familiare!.

Per fortuna, l’uomo ha la capacità di superare le avversità, basta saper trovare dentro di sé la forza ed il coraggio  per lottare e per non lasciarsi abbattere. La vita deve continuare!

Dopo quell’11 aprile, che segnò la fine di un sereno e felice matrimonio durato 55 anni, avevo assoluto  bisogno di isolarmi per cercare di elaborare il lutto subito, per accettarlo, per recuperare me stesso e per riorganizzare la mia vita su nuove basi. 

Mi fu di grande aiuto il BOSCO e le lunghe camminate sui suoi sentieri silenziosi al cospetto  della prodigiosa  rappresentazione della vita che si svolge quotidianamente sul grande palcoscenico della natura. 

Il silenzio del bosco è magico... ti libera la mente e a poco a poco, come se ti prendesse per mano, ti conduce verso pensieri positivi e ti regala la pace. 

In quell’atmosfera incantata, pensi.  Ricostruisci la tua vita e rifletti su come poteva essere e su come invece è stata. 

Riaffiorano ricordi che credevi morti o magari  insignificanti, ma che invece, in questi momenti particolari, riacquistano vita e valore. Ricordi nostalgici e dolenti di persone o cose perdute, ma anche ricordi di momenti felici.  Ricordi che ti fanno capire tante cose di te, ti riportano alla realtà e ti aiutano a  riorganizzare il tuo cammino. 

Con grande difficoltà ho ripreso in mano la mia vita e nonostante gli anni trascorsi, il mio vecchio sogno è tornato prepotentemente a riaccendere il mio entusiasmo. Sentivo molto forte il bisogno di riscoprire la capacità di stupirmi, di meravigliarmi, di emozionarmi e di gioire di fronte al bello e all’imprevisto.

A questo punto, mi capita una cosa fantastica, inaspettata, una cosa a cui non pensavo assolutamente anche perché avevo raggiunto un mio equilibrio, la mia tranquillità, stavo bene con me stesso, potevo godere della compagnia  di mia  figlia e non avevo altre aspettative, se non quelle relative al viaggio a cavallo.

Il destino ha voluto farmi conoscere una donna straordinaria, Mira. Donna di grande fascino e bella come il sole quando, all’alba, fa capolino dall’alto di un monte e lancia i suoi raggi, caldi e dorati, sulla foresta sottostante, asciuga la rugiada, crea quel magico alternarsi di luci ed ombre tra gli alberi, ridona brillantezza ai colori della natura, risveglia i suoi abitanti e li stimola a riprendere il gioioso ritmo della vita. Ecco, Mira mi ha colpito come può fare solo un raggio di sole e mi ha “stimolato” a riprendere il gioioso ritmo della vita con lo sguardo rivolto verso il futuro. 

Avevo una donna stupenda, che poteva vantare una perfetta armonia tra la bellezza fisica e la grandezza d’animo, avevo i miei cavalli da preparare … ero felice …  e la partenza  per il viaggio in solitaria con i due cavalli si avvicinava sempre più. Per inciso, avevo modificato leggermente il programma, l’avevo accorciato per non rimanere troppo lontano da Mira. Sarebbe durato solo poche settimane.

Dovevo solo fissare il giorno della partenza ...ma il destino anche questa volta ha voluto riservarmi un altro tipo di viaggio, pieno di ostacoli e prove severe da superare.

Ho dovuto affrontare, in rapida successione, un tumore alla prostata, la trombo embolia polmonare ed un tumore al rene destro!  

Il viaggio è durato circa un anno! Abbastanza breve, considerati tutti gli ostacoli incontrati e che ho dovuto superare, ma vissuto molto intensamente:  iniziato con la radioterapia alla prostata e concluso con  un intervento chirurgico al rene destro. Meglio non pensare a ciò che mi è capitato tra l’inizio e la fine del viaggio! Durante tutto il percorso ho avuto la fortuna di poter godere del conforto di mia figlia Cinzia e di essere sempre stato riscaldato da quel raggio di sole, caldo e dorato,  chiamato Mira che costantemente mi incoraggiava a “riprendere il gioioso ritmo della vita con lo sguardo rivolto verso il futuro”. 

Saranno finite le sofferenze fisiche e morali? Non lo so, ma le prospettive sono favorevoli ed i medici sono ottimisti perché la radioterapia e l’intervento chirurgico hanno dato l’esito che tutti speravamo e, fortunatamente, senza lasciare spiacevoli effetti collaterali. I medici si sono addirittura dichiarati sorpresi dai tempi estremamente veloci del pieno recupero fisico. Sicuramente hanno avuto una parte importante la presenza di Mira e di mia figlia che, insieme, mi hanno aiutato a trovare  la forza, il coraggio e la determinazione per superare anche queste avversità.

Ritengo, però, che sia stata premiata anche la costanza che ho sempre avuto nel sottopormi a controlli medici ravvicinati e l’attenzione che da sempre ho dedicato alla prevenzione. 

Potrò mai realizzare il mio sogno? Non lo so, per precauzione è stato per il momento accantonato ancora una volta. Io, però, sono fiducioso che un giorno potrò finalmente partire con i miei cavalli e rivivere le emozioni di un tramonto e di un cielo stellato dall’alto di un dirupo con le montagne innevate  a fare da corona. Voglio ritornare a farmi inebriare dai profumi che la pioggia sprigiona dal sottobosco e non voglio dimenticare lo spettacolo di una vetta isolata nel tempo e nello spazio.

L’obiettivo finale sarà quello di ritornare al più presto per essere riscaldato da quel raggio di sole caldo e dorato chiamato Mira.

Il Sogno

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